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Cosa ti aspetta fuori dall’università se non dai una svolta alla tua formazione

Non leggere questo articolo se sei una persona che ama crogiolarsi nel vittimismo, se sei convinto che il sistema è così e non si può combattere, se credi che nella vita hanno successo solo quelli che sono raccomandati, i figli dei professori, gli amici dei deputati. Se sei una di quelle persone che adora criticare il sistema e non si è mai posto il problema di cambiarlo, se giornalmente ti lamenti di quanto l’università non sia in grado di formare i suoi studenti e di quanto l’Italia sia il fanalino di coda nell’offrire opportunità formative e lavorative degne di essere chiamate tali… questo articolo non farà per te!

Se invece vuoi iniziare a capire come si può cambiare il sistema, come puoi rendere la tua formazione migliore, come puoi competere con le menti più fine del tuo settore… allora prosegui nella lettura.

Con questo articolo non voglio soffermarmi a capire se è vero o non è vero che questo è un paese di merda, che non lascia spazio ai giovani, che non dà opportunità e che verrà a breve inghiottito dagli effetti neri della crisi. Questo non mi interessa, forse è vero, forse no, forse lo è solo in parte… l’unica cosa che ti deve interessare è che l’artefice del tuo successo sei in primo luogo tu.

Si certo, a volte potrai subire delle ingiustizie e rimanere vittima del sistema che i più amano criticare, ma se sei convinto di quanto vali e ti fai il culo per formarti e dotarti di una preparazione che sia 10 spanne sopra quella della media… beh credimi sarai sempre in grado di rialzarti!

Ma andiamo con ordine, io sono avvocato e da tempo ormai mi capita di vedere passare nel mio studio dei giovani laureati in giurisprudenza che si presentano per svolgere la pratica forense. Questi ragazzi, il più delle volte, si presentano con un curriculum accademico rispettabile: laureati giovani a pieni voti, zelanti e desiderosi di imparare… eppure quando vengono messi alla prova falliscono miseramente! Per questa ragione sono costretti a lavorare per una paga da fame (a volte anche gratuitamente) per cercare di iniziare a capire come gira il mondo e come funziona la professione. Poi ovviamente si lamentano del fatto che vengono schiavizzati e fatti lavorare per una pipa di tabacco.

Anche qui non voglio entrare nel merito delle scelte di quei colleghi che amano schiavizzare praticanti relegandoli a mansioni poco più che segretariali; quello che voglio fare è darti alcune dritte per evitare di diventare tu quel tipo di praticante.

Mi spiego meglio… se vuoi diventare un avvocato la pratica in un modo o nell’altro dovrai farla. Se però tu, quando esci dall’università ti presenti come un pulcino bagnato che non ha alba di come giri il mondo, sei destinato a svolgere un consistente periodo di schiavitù. La chiamo schiavitù perché ti alzerai tutte le mattine per andare in uno studio, cercare di fare più o meno bene il tuo lavoro, lavoro per il quale non verrai pagato o verrai pagato solo qualche centinaio di euro al mese. Chi si occuperà di formarti ti dirà che sei per lui un costo e non una fonte di reddito e che, pertanto, finché non sarai in grado di fargli risparmiare tempo anziché perderlo per insegnarti cose, non potrà pagarti neanche il biglietto dell’autobus per andare a lavoro.

Se tu invece esci dall’università con un bagaglio di conoscenze oltre che teoriche anche pratiche, con una buona cognizione di come va il mondo e di cosa voglia dire fare l’avvocato ti garantisco che questo non accadrà. Magari sì, potrai fare una gavetta di qualche mese, ma dopo poco tempo avrai già un discreto grado di autonomia che ti consentirà di andare a testa alta alla ricerca di un lavoro e non di una forma di schiavitù. A questo proposito tengo a precisare che sono molti gli avvocati disposti a pagare per avere un bravo praticante… ma sottolineo un BRAVO praticante.

Il punto allora diventa questo, come puoi far fruttare gli anni della tua formazione al meglio in modo da ridurre al minimo il tuo periodo di gavetta? Qui di sotto ecco 4 regole fondamentali per te:

  1. Accertati di avere un METODO DI STUDIO degno di chiamarsi tale. Il fatto che tu riesca ad imparare a memoria manuali di diritto e a ripeterli a pappagallo davanti ad una commissione d’esame non è garanzia di questo. Questo in primo luogo perché i tuoi esaminatori sono molto meno severi di quanto tu pensi e, di anno in anno, abbassano sempre di più lo standard di preparazione richiesto. Se facessero diversamente si laureerebbero solo una decina di studenti all’anno e l’economia non girerebbe. A fronte di un livello generale di preparazione sempre più basso devi prendere atto del fatto che, se anche hai tutti 30, questo non significa che, una volta fuori dall’università sarai un praticante brillante. Quotidianamente mi trovo a correggere atti e pareri fatti da praticanti laureati a pieni voti che non stanno in piedi, privi di un filo logico e a volte anche giuridicamente scorretti. Se vuoi evitare di infoltire la schiera di pulcini bagnati ti invito a cliccare qui e scaricare il mio e-book dove spiego in poche ma chiare parole come dotarsi di un metodo di studio vincente.
  2. Dai un taglio pratico alla tua preparazione, solo questo ti permetterà di sbaragliare la concorrenza. Sembra un consiglio di una banalità assurda ma credimi che tra i muri delle università praticamente nessuno lo segue. I tuoi libri sono manuali teorici, sono scritti con un lessico forbito e sono pieni di termini tecnici che non hai mai sentito prima di aprirli. Se ti limiti a leggerli e imparare a memoria il loro contenuto sei destinato a rimanere una capra tra le capre! Uscirai dall’università con il tuo bel 110 e lode ma resterai pur sempre un pulcino bagnato che non ha alba di come va il mondo. Per evitare questo epilogo la prima cosa che puoi fare è studiare davanti a un computer. Tutte le volte che trovi una cosa che non capisci, digitala su google e cerca di capire come si presenta nella pratica: come è fatta? Si mangia? Di che colore è? Dove posso trovarla se voglio vederla dal vivo? Rispondi a queste domande. Se le risposte della rete non ti bastano allora stacca il naso dal tuo smartphone, esci di casa e vai a vedere cosa succede là fuori. Vai a vedere cos’è l’agenzia delle entrate, scopri come è fatto l’ufficio del catasto. Impara a mandare una PEC o una raccomandata, scopri cos’è un RID, un F24, una relata di notifica… Ma soprattutto: entra in un tribunale! Tante udienze sono pubbliche e, tieniti forte, per vederle non serve neanche pagare il biglietto! Se ancora non ti è chiaro cosa intendo per dare un tagli pratico alla tua preparazione, clicca qui e guarda come una pagina di diritto del tutto incomprensibile può diventare “a prova di stupido” con l’aiuto di internet.
  3. Impara a padroneggiare gli strumenti del tuo mestiere. Se sei uno studente di giurisprudenza e un domani vuoi diventare un avvocato devi assolutamente sapere dove trovare tutte le informazioni necessarie per fare il tuo lavoro. Visita il sito della gazzetta ufficiale, quello della Cassazione e del Consiglio di Stato. Guarda come è fatta una sentenza, leggila, cerca di capire qual è l’intestazione, il dispositivo, la motivazione… non limitarti a imparare queste cose a memoria e a ripeterle come un microcefalo. Prova a capire come funziona l’iter che porta alla formazione di una legge (monitora la vita di un disegno di legge della camera o del senato).
  4. Meno spritz più stage! Non ho nulla da discutere in merito all’importanza del sacrosanto rito dello spritz, però ritengo che la tua formazione sia altrettanto importante. Come trovi il tempo per fare lunghi aperitivi o altre attività amene, trova il tempo per entrare in uno studio legale e toccare con mano quello che studi nei libri. Molte università danno la possibilità di fare stage estivi in studi convenzionati, spesso all’estero… se la tua università non è una tra queste, allora cerca e crea tu stesso le tue opportunità navigando nel magico mondo di internet.

Inizia ad applicare questi consigli e vedrai che la tua carriera accademica inizierà a decollare e, una volta terminati gli studi, potrai ambire a qualcosa di molto più interessante della schiavitù legalizzata in qualche studio legale di provincia.

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